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A seguito dei lavori di grossa portata che si stanno eseguendo alla Stazione ferroviaria di Sant’Agnello, molte sono le telefonate giunte in redazione per sapere come verrà!, quanto dureranno i lavori?, sarà più grande ma sempre con un solo binario?
La Stazione sarà esattamente come prima, con aggiunta di ascensore oleodinamico per abbattimento barriere, e i lavori dureranno circa un anno.
Riportiamo di seguito il Comunicato EAV, apparso sul portale dell’Ente nel settembre del 2021.
Dopo una lunghissima trafila burocratica finalmente parte il cantiere per la ristrutturazione della stazione di Sant’Agnello sulla linea della vesuviana Napoli-Sorrento. L’intervento, presentato questa mattina dal Presidente di EAV dott. Umberto De Gregorio e dal Sindaco dott. Pietro Sagristani, finanziato con fondi L.297/78 per un importo totale di 1,7 milioni di euro, durerà un anno e prevede l’adeguamento sismico di cui alle nuove NTC 2018, con la necessità di rispettare fedelmente i prospetti originari, come previsto dalla Soprintendenza.
La stazione infatti rappresenta un’opera di valore storico, inaugurata nel 1948 su progetto di uno dei massimi esponenti dell’architettura del periodo fascista, l’architetto Marcello Canino. I lavori comprendono anche la realizzazione di opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Nel nuovo progetto è previsto un impianto ascensore oleodinamico che sorgerà nell’angolo Sud-Est del fabbricato. Per evitare di appesantire troppo la struttura e mantenere gli spazi e lo spartito delle campate attuali, la parte superiore è prevista in acciaio con rivestimento dei pilastri e delle travi in pannelli di fibre di cemento tipo “Aquapanel”. Saranno rispettate le tipologie di infissi che sono del tipo in alluminio preverniciato lato parcheggi e in lamiera e tubolare di acciaio lato binari. I lavori sono stati affidati alla ditta FLOORING DEI FRATELLI MESSINA SRL, che si è aggiudicata la gara con un ribasso offerto del 36,678%.
Il comunicato riferisce di una lunga trafila burocratica in quanto tutte le opere dell’arch Marcello Canino sono sotto l’egida della Soprintendenza ai Beni Architettonici. Ma chi era Marcello Canino, le fonti che ci vengono incontro sono oltre wikipedia e il catalogo di una mostra a lui dedicata nel 2005:
Marcello Canino (Napoli, 3 luglio 1895 – Napoli, 2 ottobre 1970) è stato un ingegnere e architetto italiano.
Fu un progettista della propaganda fascista esprimendo nei suoi progetti, antecedenti alla seconda guerra mondiale, un senso di imponenza, classicità, simmetria e monoliticità. Fu preside della Facoltà di Architettura di Napoli dal 1941 al 1952, a Palazzo Gravina ,insieme a Roberto Pane. La sua ricerca architettonica è comunque legata ai movimenti culturali della Capitale degli anni venti e trenta e in questi movimenti culturali s’interessò agli studi di Gustavo Giovannoni.
Nel 1923 progettò due ville a Marechiaro in stile eclettico, nel 1928 partecipò al concorso per il palazzo delle Poste di Napoli senza esito e nel 1932 partecipò a quello della chiesa della Maddalena a Messina vincendo il primo premio.
Nel 1924 sposò Elena Zegretti, meglio conosciuta col cognome maritale: Elena Canino.
Negli anni trenta si occupò degli interventi del Rione San Giuseppe-Carità nella realizzazione del polo amministrativo della città: tra il 1933 e il 1937 progettò e realizzò il palazzo dell’Intendenza di Finanza, degli Uffici Finanziari e dell’Avvocatura di Stato, il palazzo INA in piazza Carità e il palazzo Matteotti sede della provincia; nel 1936 progettò Villa La Loggetta per la famiglia Cenzato alla quale s’ispirò all’architettura classica romana. Due anni dopo edificò con Arnaldo Foschini il palazzo della Banca d’Italia e nel contempo redisse il piano urbanistico della Mostra d’Oltremare e realizzò, nello stesso complesso, il palazzo degli uffici che verrà riedificato parzialmente nel dopoguerra da Delia Maione. Nel 1939 fu al concorso per il palazzo degli affari esteri a Roma e nel 1942, nella stessa città, realizza una villa impostata su un serrato schema simmetrico: Villa Zegretti.
Nel 1932 fu il progettista di un monumento dedicato al fascista Aurelio Padovani, inaugurato nel 1934 al centro di piazza Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Il monumento fu scolpito da Carlo de Veroli, con la collaborazione di Guglielmo Roehrssen, e in quel momento la piazza cambiò nome e prese quello del comandante fascista. La piazza mantenne il nuovo nome, e l’imponente monumento, per una decina d’anni. Nel dopoguerra la voglia di cancellare ogni simbolo dell’odioso regime portò alla rimozione delle statue e alla restituzione dell’antica toponomastica. Nel mese di marzo del 2010 i resti del monumento sono stati ritrovati nel tunnel borbonico sito a Napoli nella zona del Chiatamone, sepolti sotto cumuli di macerie.
Fu anche il progettista nel 1934 dei padiglioni della Stazione di Pompei Scavi-Villa dei Misteri, della Stazione di Sant’Agnello, e della Stazione di Castellammare di Stabia della Circumvesuviana.
Nel dopoguerra fu altrettanto attivo in diverse opere adattandosi al razionalismo italiano, operò in diversi progetti di edilizia popolare, come il rione Gemito al Vomero (insieme ad Alfredo Sbriziolo) e tra il 1950 e il 1953 è autore di un monolitico palazzo d’angolo in Piazza Municipio. Il 26 febbraio 1956 iniziarono le demolizioni del vecchio edificio delle terme di Castellammare di Stabia per uno più moderno. In gruppo partecipò al concorso dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Napoli per il Rione Traiano, vincendolo. L’anno successivo ad Avellino progettò il Palazzo di Giustizia e nel 1968 risale la Chiesa di Santa Giuliana a Frasso Telesino.
Preceduta da un concerto di musica classica di Bruno Canino nel Teatro di Corte in Palazzo Reale a Napoli, si inaugurerà domani nella Sala Dorica la mostra delle opere di Marcello Canino (1895-1970), tra i protagonisti del Novecento architettonico napoletano. Oggi, il convegno alla Mostra d’ Oltremare dedicato ad una riflessione sul suo “classicismo come modernità”, si chiuderà con la dedica di alcune piazze e strade del complesso fieristico a Carlo Cocchia, Giulio De Luca, Stefania Filo Speziale, Luigi Piccinato e a Canino che disegnò il piano generale e alcuni edifici di quella straordinaria intrapresa urbanistica, architettonica e artistica inaugurata nel 1940 e che la critica ritiene tra le più belle espressioni del Novecento italiano per il felice rapporto tra edifici, architettura del verde e paesaggio. Al catalogo della Mostra curato da Sergio Stenti per la Clean è affidata infine la traccia più durevole di questa due giorni dedicati ad una figura ed a una eredità “difficili”, ma anche molto utili per una riflessione sulla contemporaneità. Difficili perché il pregiudizio politico da un lato – Canino ebbe una (invero tiepida) militanza fascista ed un ruolo esponente nei “grands traveaux” del ventennio – e il suo stile classicista dall’ altro hanno inibito per decenni una rilettura della sua opera facendo calare su di essa un silenzio.
Edwin Cerio, curando il Convegno del Paesaggio”, inventa lo stile caprese, Marcello Canino, Giovan Battista Ceas, ne disegnano ognuno a suo modo, la saldatura imma- ginaria tra la domus romana e la casa araba. Giuseppe Capponi, disegnatore delle case di Cerio, chiama questo modo di progettare Motivi di architettura ischiana e poi stile caprese’? lasciando a bocca asciutta la Procida di Giuseppe Pagano.
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