Cresciuto con i giovani terribili dell'Ajax degli anni '90, non ha sfondato in Italia: lavori 'normali' e carriera fino alla nona serie friulana.
Non sempre il talento va di pari passo con la volontà, nè con la fortuna. E' la solita vecchia storia dell'uno su mille, che ce la fa. Scomponendo ancor più la statistica, uno su molti riesce ad accettare la propria qualità per andare oltre le difficoltà. Qulcuno si accorge che stare dietro al calciomercato, alle trattative mancate, alle decisioni degli allenatori e ad un calcio sempre meno sportivo e più pressante vita di volti, marketing e apparire. C'è chi lo fa a vent'anni, chi a venticinque, chi a 30. Ma succede a molti, anche quelli con il piede più delicato o l'intelligenza tattica più elevata. No grazie, mollo tutto. Capibile.
Ad Eli Louhenapessy, cresciuto nell'Ajax dei terribili giovani di metà anni '90 e apparso brevemente in Italia alla fine dell'ultimo secolo, decisamente prima rispetto a tanti colleghi che superati i 30 optano per godersi la vita e andare oltre il vecchio mondo del calcio, oramai troppo stretto per andare oltre.
Qualcuno definirebbe Louhenapessy un bidone, altri una meteora. Flop, promessa non mantenuta. I soliti aggettivi. La verità è che Eli non ha fatto in tempo ad essere nessuno degli aggettivi negativi appena citati: una carriera troppo breve, divenuta vita lavorativa normale.
Non solo per la delusione di uno sviluppo calcistico ad alti livelli, ma anche per l'amore per una regione di cui forse non aveva mai sentito parlare. E per una donna con cui ha costruito la sua famiglia, in Friuli.